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Come installare in modo discreto la videosorveglianza in ufficio

Sono sempre più numerosi i datori di lavoro che decidono di dotare gli uffici, i propri esercizi commerciali e in generale i luoghi di lavoro di telecamere di sorveglianza. Lo scopo principale è sicuramente quello della sicurezza: l’istallazione di questi impianti ha lo scopo di intimidire l’intrusione di ladri e registrare eventuali anomalie e violazioni.

Esiste però la possibilità che queste telecamere vengano utilizzate anche per controllare i propri dipendenti ed in particolare il loro operato durante le ore lavorative.

La normativa a tutela della privacy, però, ha stabilito che l’istallazione di una serie di telecamere sul posto di lavoro, in particolare se è direzionata verso il luogo in cui i dipendenti svolgono le loro attività lavorative, deve essere autorizzata dai sindacati oppure dall’Ispettorato del lavoro.

Per conoscere i prezzi, le modalità e le tipologie degli impianti di videosorveglianza in ufficio segui il link che ti suggeriamo. Gli impianti di videosorveglianza per uffici sono discreti e invisibili, senza fili e controllabili da remoto grazie alla connessione ad infrarossi o wifi. Non stridono con l’arredamento pre-esistente anzi ne seguono lo stile.

Cosa prevede la normativa per la videosorveglianza in ufficio

Il provvedimento del 29 aprile del 2004 ha stabilito una serie di principi che giustificano l’adozione da parte del datore di lavoro di telecamere di videosorveglianza in ufficio. Tali principi sono:

  • Il principio di liceità: le immagini raccolte e registrate dai dispositivi possono essere utilizzate solo per tutelare un proprio legittimo interesse o per dimostrare di avere adempiuto ad un obbligo di legge;
  • Il principio di necessità: i motivi che spingono all’adozione di strumento di videosorveglianza devono essere validi e giustificati;
  • Il principio di proporzionalità: stabilisce che l’installazione di telecamere avvenga in misura degli interessi da tutelare o degli scopi da perseguire;
  • Il principio di finalità: gli scopi che spingono il datore di lavoro ad adottare tali misura devono essere legittimi.

Con il Jobs Act, è stata sottolineata l’importanza che l’installazione di sistemi di videosorveglianza sia regolato da un accordo con i sindacati, un accordo che deve essere preventivo. È anche vero, però, che strumenti come pc, tablet, smartphone non sono stati considerati alla stregua di telecamere e quindi non necessitano di accordo. Resta il principio fondamentale che non è possibile utilizzare tali dispositivi per il controllo dei propri dipendenti in quanto violano la privacy personale.

Cosa fare dopo l’installazione

Una volta avvenuta l’installazione di impianti di videosorveglianza, il datore di lavoro deve comunque adottare delle misure a tutela della privacy non solo dei propri lavoratori ma anche di chiunque si trovi nel raggio della telecamera come clienti, passanti, etc..

La presenza di telecamere deve essere opportunamente segnalata tramite appositi cartelli ben visibili, posizionare i dispositivi solo nelle zone a rischio, conservare i filmati per un massimo di 48 ore e garantire l’accesso alle immagini solo ad un numero limitato di persone preventivamente autorizzate.

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